X Rassegna di pittura e scultura Bagno a Ripoli- premiazione

Con somma soddisfazione vi comunico che l’opera  “Finestra sul fiume” di Antonio Borracci ha vinto il secondo premio della categoria Pittura! 20160914_060838-1-120160914_063257-1

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X Rassegna di Pittura e Scultura a Bagno a Ripoli

La mostra ospita le opere in concorso di molti artisti Ripolesi ed è aperta tutti i pomeriggi dalle 16 alle 19.  Merita di essere visitata per l’alto livello qualitativo delle opere esposte tra le quali troverete anche “Finestra sul fiume” e “Mattino d’estate (sul Grassina) di Antonio Borracci.

 

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Parole da leggere(parte terza)- Atti osceni in luogo privato

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Cercando informazioni sull’opera raffigurata in copertina nel libro di Missiroli, mi sono imbattuta in un articolo di Annalisa Veraldi sulla sua intervista con l’autore.
“Metti una sera oscena. Cronaca di un incontro con Marco Missiroli.
…..è inevitabile iniziare questo incontro informale discutendo della copertina.
Si tratta della riproduzione di una celebre fotografia di Erwin Blumenfeld del 1967, “Holy Cross (In hoc signo vinces)”. Missiroli mi domanda: Che cos’è? Il sedere di una donna? Il sedere di un uomo? Un divano? Che effetto vi fa?
L’effetto è destabilizzante, questo è certo, e forse anche imbarazzante, ma secondo l’autore l’imbarazzo è un sentimento che non ci possiamo permettere.
Partiamo dalla trama: il libro si apre con il racconto dell’esistenza del giovane protagonista del libro, Libero Marsell, dodicenne che da pochi giorni si è trasferito con la sua famiglia da Milano a Parigi.
L’atmosfera che si respira scorrendo le prime pagine è subito quel frizzante fermento tipico di una famiglia agiata degli anni Ottanta che vive in un quartiere “bobo”, bourgeois bohémien, diParigi (o come si direbbe a Milano, “Radical Chic”).
Catapultato in un tale caleidoscopio di sensazioni, Libero verrà presto sconvolto da alcuni eventi fondamentali: prima scoprirà la sessualità e l’autoerotismo, poi l’impegno politico attraverso la morte di Jean Paul Sartre e infine la fragilità umana, dopo la dolorosa separazione dei suoi genitori.
Queste scoperte esploderanno nell’animo del giovane protagonista con un effetto detonante e sarà solo grazie al suo sogno proibito, Marie De Lafontaine, bibliotecaria più vecchia di lui di 15 anni, che Libero troverà la sua rotta, attraverso l’amore per la letteratura.
Dallo Straniero di Camus, al Deserto dei tartari di Buzzati e via via con Maugham e Carver, in queste pagine i libri, i film e le canzoni si alternano a formare quel mosaico umano che da sempre riflette la complessità di ciascuno di noi.
Quelli parigini saranno per Libero anni di scoperte e di delusioni, anni in cui vagare, innamorarsi, tentare, rinunciare, perdersi.
Fino alla decisione di abbandonare tutto per trasferirsi di nuovo a Milano.
La seconda parte del romanzo è ambientata a Milano.
Il cielo cobalto di Parigi lascia allora il posto al grigio, allo studio legale, a donne sole e depresse che elemosinano affetto senza riuscire a distillarne neanche una goccia.
Sono anni senza letture, sprecati in sesso compulsivo e senza vie di fuga.
Ma Milano è anche altro. Libero inizia a lavorare in un’osteria sui Navigli, dove trova un grande amico, Giorgio, il personaggio più riuscito di tutto il romanzo. È in questa città malinconica che Libero elaborerà il dubbio che percorre le pagine di tutto il libro: è possibile conciliare l’osceno con la vita?
Scene sessuali, masturbazione, fellatio e perversioni varie vengono descritti non per suscitare pruriti ma descrivere personaggi.
il finale: annacquato e precocemente risolutivo di un conflitto che sarebbe stato bene mantenere vivo fino in fondo.
Si tratta di una piccola falla che si inserisce nel contesto di un romanzo scritto bene, a tratti anche commovente.”

Fin qui l’analisi della Veraldi….la mia invece?
Beh…Non sono riuscita ad apprezzare questo libro, forse perché, io, non riesco a liberarmi dall’imbarazzo e mi disturba che più della metà del libro sia incentrata soltanto sulle pulsioni sessuali di un ragazzo. Ho letto stancamente, più per l’impegno preso con le amiche di “Parole da leggere” che per vero piacere.
L’’opera è suddivisa in periodi, in epoche della vita del protagonista. Personalmente mi sono ringalluzzita nella lettura soltanto verso la fine, leggendo la citazione di una poesia di Walt Whitman. e… udite, udite, mi è piaciuto proprio quel “finale annacquato”!

Infanzia si conclude a dodici anni con la scoperta del tradimento della madre e con la ricerca delle soddisfazioni dell’autoerotismo,
In Adolescenza facciamo conoscenza con Marie Lafontaine; “Scoprii che lei possedeva l’arte dell’ascolto e del bere in punta di labbra, snocciolava le olive in bocca tenendo gli ossi contro la guancia, tifava Saint-Germain e il suo libro preferito era Lo straniero di Camus…”
sarà una guida del protagonista nel mondo della letteratura e nelle scelte della vita oltre che il simbolo dei desideri più nascosti di Libero.
Giovinezza ci mette davanti alla morte di papà Marsell. “gli avevano pettinato i capelli con un ciuffo abbassato. glielo scompigliai e sentii che era freddo. Portava la catenina d’oro e la fede che non aveva mai voluto sfilarsi. Credeva nel matrimonio, nei ritorni dopo gli addii, nell’amore intermittente. Rimasi a guardarlo pere mezz’ora senza dire niente, il mio papà gelido e calmo. Poi gli dissi: Voilà, je suis seul. Tu seras avec moi. glielo ripetei nella sua seconda lingua. Sarai con me.
E lo baciai sulla punta dell’orecchio, piano, come aveva fatto lui con il suo bambino.”

Ed è anche il periodo del primo amore. Lunette ve la lascio scoprire personalmente.
Con Maturità si ha il ritorno di Libero a Milano, gli studi universitari, il lavoro presso un avvocato e nell’osteria dove incontra Giorgio, una nuova figura paterna, vera guida verso la maturità per il protagonista.
Adultità esprime il cambiamento, la svolta nella narrazione, l’arrivo dell’amore vero e completo per Anna, la scoperta della reale vocazione professionale.
(Qui Libero Marsell mi è diventato appena un pochino simpatico…. affinità tra insegnanti?)
“Capii davvero che Anna aveva chiuso il cerchio della mia vita quando un’altra Anna me lo mostrò. Sentii all’improvviso cos’era la femminilità per me, cos’era davvero, un pomeriggio di marzo. Stavo rileggendo le ultime pagine del Diario di Anne Frank, nel punto esatto in cui lei capisce di aver raggiunto una sua autonomia rispetto alla totalità della sua breve esistenza. “Poiché in fondo la gioventù è più solitaria della vecchiaia.” Alzai gli occhi e davanti a me c’era la mia, di Anna. Ognuna delle donne passate mi aveva dato qualcosa per trovarla e per capire la mia gioventù solitaria…”
Infine c’è Nascita e il cerchio ritorna alla partenza con la nascita di un figlio. Evento che precederà la dipartita della madre, la quale sceglierà una dolce morte lontano dai familiari, dopo aver scritto queste ultime righe: “fai in modo di dare ad Alessandro il significato del tuo nome, Libero. È tutto lì, mio ometto di mondo.”
Vi saluto con le parole di Whitman.
Se subito non mi trovi non scoraggiarti/ Se non mi trovi in un posto cercami in un altro/ In qualche posto mi sono fermato e t’attendo.
Ed ognuno si senta libero di cercare ciò che più gli aggrada!
Io prossimamente andrò alla ricerca di Marco Vichi e del suo Commissario Bordelli.

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Scacco al re….da Corleone- diario delle Sentinelle della Legalità

“Corleone 14 luglio 2011 (dai diari di LIBERARCIDALLESPINE)
Purtroppo siamo arrivati alla fine di questo magnifico campo di lavoro.
Stamattina abbiamo avuto il primo saluto da parte di Milos, che ci ha abbandonati. Tra alcuni pianti e un po’ di malinconia siamo andati, come ormai da alcuni giorni, in vigna. Il lavoro però è stato molto meno faticoso del solito essendo l’ultimo giorno. Abbiamo sistemato le ultime cose e poi ci siamo incamminati cantando a squarciagola alla fontana, diventata da giorni la piscina di noi ragazzi. Dopo un bel bagnetto, tutti pieni di alghe del fondo della fontana, siamo tornati a casa.
Nel pomeriggio, dopo il riposino, abbiamo fatto la verifica finale nella quale ci sono stati i ringraziamenti alla cooperativa che ci ha ospitati in queste due settimane e l’analisi di questi giorni in cui abbiamo scoperto nuove cose e ne abbiamo consolidate altre.
Alla fine della verifica Calogero ci ha consegnato gli attestati della cittadinanza onoraria di Corleone e questa è stata un’emozione e un onore per tutti noi.
Stasera andremo a fare “Scacco al re”, che preferiamo non anticiparvi cosa sia, perché speriamo che sia una sorpresa per tutti voi come lo è stato per noi; perfino noi lo abbiamo scoperto soltanto ieri sera di cosa si trattasse.
Giunti a questo punto dell’esperienza, non ci resta che augurare al prossimo gruppo di vivere un soggiorno intenso, emozionante e divertente come il nostro.
Le nostre vacanze dopo queste due settimane hanno acquisito un valore maggiore e quando torneremo a casa non dimenticheremo tutto ciò che abbiamo appreso.
Irene e Agnese”

…e siccome Fragola è curiosa…ha digitato su Internet “scacco al re Corleone…..e ha trovato questo e altro….

nota aggiunta il 16 agosto 2016 (guarda qui )

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Riflessioni di un genitore sulla dislessia.

DISLESSIA-PESCE

Da quando abbiamo appurato che nostra figlia è dislessica, nel 2012, nella mia testa sono passate tante idee e tante emozioni hanno scosso il mio animo.
Primo tra tutti c’era il pensiero di avere colpa di qualcosa.
Noi avevamo trasmesso questa caratteristica.
Noi non ci eravamo accorti per tempo della cosa.
Noi avevamo inflitto punizioni ingiuste per scarso impegno nello studio e avevamo alimentato frustrazioni che avevano minato il senso di autostima di nostra figlia!
La NON CONOSCENZA di cosa sia la dislessia ha generato tante preoccupazioni.
Ma essere dislessici NON significa essere poco intelligenti!
Non mi nascondo dietro ad un dito: quando non conoscevo questo dettaglio, evitavo di affrontare l’origine dell’insuccesso scolastico di mia figlia perché temevo di dover riconoscere un mio personale fallimento. Quanto sono stata stupida!
Mi resta il rimpianto di aver perso del tempo prezioso, rifiutando di vedere certi segni predittivi.
Non potrò mai dimenticare il sospiro di sollievo che mia figlia emise quando la psicologa ci rese i risultati dei test facendo questa premessa: ” Hai scelto tu il meraviglioso colore dei tuoi occhi?” Alla risposa negativa della mia creatura, la dottoressa concluse: ” Non hai scelto neppure di essere dislessica. Adesso devi soltanto diventare consapevole che riuscirai a fare tutto come gli altri, ti costerà maggiore impegno e fatica per scoprire gli strumenti compensativi. Ma tu vali un sacco e sei intelligente!”
Quello fu il punto di svolta.
Mia figlia in questi quattro anni ha tirato fuori tutta la sua determinazione. Non posso negarlo: è stata una strada in salita!
C’è stato un necessario tempo di rodaggio per diventare consapevoli e per scoprire i modi e gli strumenti necessari per facilitarle lo studio quotidiano.
I primi risultati, in termini di successo scolastico, mia figlia se li sta godendo dallo scorso anno. E c’è comunque la fatica giornaliera ed il tempo occupato dallo studio.
La mia Ribes arriva al periodo delle vacanze stremata e vogliosa soltanto di riposare!
Per noi è stato una ricerca continua di metodi e strumenti didattici e, laddove la scuola e certi insegnanti erano poco preparati o poco disposti a rimuovere pregiudizi sui Disturbi specifici di Apprendimento, una lotta per sostenere gli sforzi e la stanchezza della nostra ragazza.
Devo dire che molto del nostro impegno genitoriale è confluito nel rafforzare la stima di nostra figlia nelle sue infinite potenzialità di persona.
Perché SIAMO, sempre e prima di qualsiasi altra cosa, indipendentemente da quanto e come sappiamo!
Non so se come genitore sono riuscita a rimediare appieno agli sbagli commessi e quanto ancora essi segneranno la vita di mia figlia.
Come insegnante spero di aver acquisito la necessaria empatia per aiutare i miei ragazzi e le mie ragazze, dando un giusto supporto a loro e alle loro famiglie.

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Parole da leggere-con quali criteri scegli un libro da leggere? parte seconda

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La prima volta che ho letto “Ci sono bambini a zigzag” di David Grossman è stato circa otto anni fa.
Fu consigliato a mia figlia dalla sua professoressa di lettere delle medie. Fu preso in prestito presso la nostra biblioteca comunale, mia figlia lo iniziò ma lo lasciò quasi subito dicendo che non faceva per lei.
Prima di restituirlo decisi di scoprire cosa ci fosse di tanto illeggibile in questo libro e fui subito catturata!
Lo lessi d’un fiato, come si beve l’acqua nelle giornate di agosto, perché fui presa dalla narrazione del viaggio del giovanissimo protagonista, Amnon, che si avvicendava tra suspence e colpi di scena.
A distanza di anni, del libro, non ricordavo nessun particolare ma avevo conservato il sapore di mistero, di dolcezza, di scoperta che permeava tutta la storia.
È stato per questo che ne ho consigliato la lettura ai membri di “Parole da Leggere”.
Quando il libro è stato sorteggiato per il mese di Luglio, nel timore di aver fatto un passo azzardato, me lo sono comprato subito e mi sono buttata a capofitto in una seconda lettura, lenta e analitica.
Ed ho scoperto perché il libro prende questo titolo! No, non prendetemi in giro. A voi non capita mai, nel voler vedere come una storia finisce, di tralasciare dettagli che, lì per lì, non vi sembrano significativi? Come nel caso dei nomi stranieri dei personaggi, perché nella vostra testa ormai sono Lui, Lei, il Cattivo, l’Amica….. ecc?
Beh, tornando al titolo…. la nostra Gabi, prospera, generosa, surrogato di mamma, perenne femminile contraddizione, difende strenuamente il suo “Nono” dalle critiche dell’insegnante che lo vorrebbe espellere per il suo comportamento svogliato e inconcludente.
.“ Quelli che secondo lei sono limiti, secondo me sono punti di forza!” e si piazzava davanti all’insegnante, gonfia come un cobra cui abbiano insidiato la prole. “Si possono anche definire, giusto per fare un esempio, un’anima da artista! Sì! forse non tutti sono adatti all’inquadramento della scuola! Ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no e ci sono….” Gabi abbassava la voce, levava una mano per aria, come faceva la famosa attrice Lola Ciperola in Casa di Bambola, e sussurrava con una voce da far rabbrividire: “Ci sono bambini a zigzag!”
E questo bambino a zigzag è Amnon, detto Nono o anche NoniK. Il suo nome deriva da Amnono che significa Pesce Persico.
E colui che si chiede ripetutamente “Chi sono?” e di volta in volta scopre qualcosa di sé che rende chiaro il perché egli sia così arzigogolato.
Se ne ha un assaggio nell’ottavo capitolo quando il ragazzo scopre le sue affinità con l’affascinante e misterioso Felix.
“Mi dispiaceva di non avere un cappello da cowboy…lo dissi a Felix, che scoppiò a ridere, buttando la testa all’indietro, e per un istante mi sembrò di nuovo uno sparviero, una pantera, magari un po’ vecchia…ma ancora con quel guizzo ferino negli occhi. E così, senza rendermene conto, cominciai ad imitare le sue cangianti espressioni, il suo sorriso e le faville di pericolo che sprizzavano nei suoi occhi celesti… Credo di aver già parlato della mia buffa tendenza a provare su di me le facce delle persone con cui sto parlando, a sentirmi addosso le loro sembianze, tanto che ancora oggi non riesco a decidermi: sarà il segno di un talento drammatico o camaleontico? Felix, comunque, se n’era accorto subito. Ero trasparente per lui. Mi leggeva già come un libro aperto, ma la cosa non mi dava fastidio. Mi accorsi che sorrideva fra sé , come divertito all’idea che io fossi un imitatore. Perché un po’ attore lo era anche lui, come aveva dimostrato nella scena con il macchinista, e sentii per lui un trasporto, un’affinità, non privi di affetto.”
In un andirivieni fuori dallo spazio e dal tempo si presentano i vari personaggi che determinano, nella loro relazione con Nono, altre caratteristiche del ragazzo, altre risposte al chiedersi “chi sono?”
Come nel caso di suo padre, abile detective della polizia di Gerusalemme che lo addestra a indagare la realtà alla ricerca di fuorilegge. I suoi sensi e la sua intelligenza sono all’erta. Ci si può veramente fidare di Felix?
Vi lascio la libertà e la soddisfazione di scoprire da soli quanto siano importanti uno scialle viola e alcune spighe d’oro per ricostruire, pezzo dopo pezzo, tutti i tasselli di una vita che è come un puzzle, dove aleggia un ultimo mistero: perché nessuno racconta mai niente di Zohara, la madre di Amnon, morta quando lui era piccolissimo?
Sento di non poter entrare troppo nei particolari della storia; le mie figlie dicono sempre che tendo a fare “spoiler”! Ma stavolta non voglio togliervi il divertimento. Leggetevelo lentamente o tutto d’un sorso, ma leggetelo, perché per me ne vale proprio la pena!
A dirla tutta, nel leggerlo lentamente, potrete scoprire il modo fluido, ricco, evocativo ed efficace con cui scrive David Grossman. Buona lettura!

prossimo appuntamento Martedì 6 settembre 2016- libri in lettura “un Karma Pesante” della Bignardi e “atti osceni in luogo privato” di Missiroli.

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poesie di Fragola

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poesie di Fragola adesso è anche una pagina di Facebook. Ogni volta che mi viene in mente qualcosa ne lascio traccia lì, per ritrovarle subito.

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